Camerati domači, “antifascistə” liquidi e Almerigo Grilz
Spunti di riflessione contro il mondialismo e l'italianizzazione
I recenti fatti sul caso Grilz hanno riacceso la solita, appassionante recita: da una parte il camerata domačo – italianissimo al cento per cento, fiero e inflessibile, a patto di ignorare quel fastidioso cognome slavo italianizzato a forza – e dall'altra l'inconsapevole fluido prodotto della globalizzazione neoliberale fatto a persona lo (o la? insomma quel che è) “antifascistə". Noi da che parte stiamo? Ecco qualche spunto di riflessione per provare ad andare oltre questo noiosissimo teatrino.
Il fascismo fu, nei fatti, lo strumento con cui lo Stato coloniale italiano tentò di stabilizzare le proprie contraddizioni interne sociali, economiche e nazionali, quest'ultime sorte dall'unificazione nazionale di regioni con identità molto distinte tra loro. Per sopravvivere, la grande borghesia industriale e l'apparato centralista ebbero bisogno di creare un nuovo collante identitario. Portarono così il più becero nazionalismo ottocentesco alle sue massime conseguenze, con il fine di creare la 'nuova Italia'.
Questa nazionalizzazione operò attraverso la sistematica distruzione delle lingue locali, delle culture regionali, dei particolarismi e di tutte le "piccole patrie" di cui era ricca la penisola, in nome di un’unica identità nazionale ortodossa. Nelle nostre terre, questa violenza assimilatrice ha cercato di sradicare l'autentica identità pluriculturale di Trieste, stratificata nei secoli, imponendo la persecuzione etnica contro le comunità slave e una violenta italianizzazione.
Il fascismo storico fu il principale agente dello sradicamento e dello snaturamento della millenaria autonomia triestina e del suo particolarismo identitario. Fu una forza intrinsecamente modernizzatrice, capitalista e omologatrice, l'esatto opposto della “difesa delle radici” sbandierata dagli odierni “camerati”.
In questo quadro di mistificazione storica si colloca il tentativo di riabilitazione istituzionale di Almerigo Grilz. L'istituzione di un premio giornalistico a suo nome risponde alla precisa necessità del potere di fabbricare l’ennesimo “Martire per l'Italianità di Trieste”, utile a legittimare la narrativa di propaganda corrente. Grilz non fu un cronista indipendente, ma uno squadrista il cui odio per gli slavi lo rese un perfetto ingranaggio della strategia della tensione, organico alle logiche criminali dei servizi occidentali e della NATO. Finì a morire come mercenario anticomunista sul fronte del Mozambico, all'interno dei conflitti per procura della Guerra Fredda.
La nostra critica al fascismo e ai suoi derivati moderni nasce dalla difesa della nostra identità locale, da quel spiccato particolarismo triestino e dal legame profondo con una storia che le nostre famiglie hanno vissuto sulla propria pelle. Allo stesso tempo, ci preme specificare che la nostra posizione non ha nulla a che fare con l'antifascismo ideologico come inteso dalla pseudo-sinistra mondialista, sia essa istituzionale o pseudo-radicale. Anzi, ne è la piena e più totale negazione.
Questo blocco ideologico, spesso sostenuto dal più bieco revisionismo postmoderno del marxismo, agisce come il vero Cavallo di Troia culturale del capitalismo globalista, assumendo le difese dei peggiori prodotti ideologici dell'imperialismo. La sua funzione è quella di sdoganare, attraverso il linguaggio ingannevole del "politically correct", dei fluidismi e del cosmopolitismo più becero, i prerequisiti necessari alla totale mercificazione dell'esistenza e allo sradicamento dei popoli.