Promuovendo l'immigrazionismo – e non analizzando il fenomeno come la diretta e voluta conseguenza del brigantaggio occidentale nel Sud globale che va fermato alla fonte, ma limitandosi alla retorica dei "no borders" – questa sinistra fornisce al grande capitale la riserva di forza lavoro a basso costo. Si tratta di un vero e proprio “esercito industriale di riserva”, per citare Marx, utile a scardinare i salari e i diritti dei lavoratori nonché alimentare le file del sottoproletariato e le lotte trasversali, a detrimento sia degli autoctoni sia degli allogeni.
Il parallelo attacco finto-emancipatorio alla famiglia, alle identità collettive dei popoli e ai valori comunitari serve a trasformare l'essere umano in un consumatore perfetto: sradicato, isolato, privo di legami e intercambiabile sul mercato globale. Il globalismo e il nazionalismo non sono opposti, ma gemelli. Entrambi nascono dagli stessi interessi capitalistici e puntano a imporre una sempre maggiore omologazione e un grigio universalismo artificiale.
Lo sradicamento delle radici storiche, geografiche e culturali dei popoli a vantaggio di un modello unico – sia esso lo Stato nazionale o il mercato globale – è il tratto emblematico di questa modernità. Finché la contestazione rimarrà prigioniera di queste categorie fittizie create dal sistema, la vera cupola del regime capitalistico, usuraio e guerrafondaio continuerà a governare indisturbata, protetta dai suoi stessi apparenti nemici.
La vera antitesi sta nel guardare oltre.
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1June 23, 2026 474 12 10