Consiglio inverso
Per anni gli influencer ci hanno spiegato cosa comprare.
Una crema miracolosa. Una borraccia indispensabile. Un altro paio di scarpe quasi identico a quello che abbiamo già.
Adesso è arrivato il deinfluencing.
Il video comincia con una promessa rassicurante: “Ti dirò cosa evitare”.
Finalmente qualcuno dalla nostra parte.
In Italia molte persone dichiarano di voler resistere maggiormente alle spinte consumistiche dei social. Così compaiono creator che criticano prodotti virali, smontano mode e mostrano oggetti rimasti inutilizzati dopo l’acquisto.
Li ascoltiamo volentieri. Sembrano più sinceri.
Alcuni studi recenti confermano questa impressione: chi sconsiglia prodotti viene spesso percepito come più credibile rispetto all’influencer tradizionale.
La fiducia sale.
Poi arriva il video successivo.
“Questa crema è inutile. Prendi quella.”
“Quella borsa costa troppo. Qui trovi un’alternativa.”
“Evita questo prodotto. Nel mio profilo trovi quello che uso io.”
Il carrello torna a riempirsi con una coscienza molto più tranquilla.
C’è qualcosa di geniale nel modo in cui il mercato assorbe ogni ribellione. Anche il rifiuto diventa contenuto. Anche la moderazione produce visualizzazioni. Persino il consiglio di comprare meno può prepararci alla prossima vendita.
E funziona proprio perché abbassiamo la guardia.
Quando qualcuno ci sconsiglia tre prodotti, la quarta raccomandazione sembra meritata. Pensiamo di aver trovato una persona onesta. Gli esperimenti mostrano che questa fiducia può rendere più persuasive le promozioni che arriveranno dopo.
Così continuiamo a delegare la scelta.
Prima chiedevamo a internet cosa desiderare. Ora chiediamo cosa smettere di desiderare.
In entrambi i casi, aspettiamo che sia qualcun altro a dircelo.
2August 22, 2026 121 2