Spazzatura artificiale
Sono stanco di leggere testi che nessuno ha nemmeno provato a rendere propri.
Apri un post e dopo tre righe lo capisci subito: questo non è il pensiero di una persona. È il primo risultato uscito da un gpt gratuito.
Il problema è che ormai l’occhio riconosce subito il pattern.
“Non si tratta di paura, ma di forza.”
“Non è questione di motivazione, ma di disciplina.”
“Parcheggiare in uno spazio stretto non è una questione di abilità. È una questione di mentalità.”
“Non è il fallimento a fermarti. È la paura del fallimento.”
“Non è il denaro che conta. È la libertà. E così via…
Sempre la stessa costruzione. Sempre lo stesso ritmo. Sempre la stessa falsa profondità.
Basta leggere due frasi per capire che nessuno si è fermato a pensare. È stato scritto un prompt, copiato il primo risultato e pubblicato così com’era.
E la cosa più assurda? C’è chi registra perfino dei video leggendo quel testo parola per
Io uso l’intelligenza artificiale ogni giorno. È uno strumento straordinario. Mi aiuta a trovare idee, a mettere ordine nei pensieri, a discutere un concetto, a migliorare una frase.
Ma tra usare l’IA e copiare il primo risultato c’è un abisso.
Nel primo caso stai lavorando insieme a uno strumento e nell’altro hai semplicemente delegato il tuo cervello.
Le persone non ti seguono per leggere un testo che chiunque può ottenere scrivendo: “Scrivi un post sulla luna” oppure “Scrivi un post sulla disciplina”.
Ti seguono per il tuo punto di vista e il tuo modo di raccontare il mondo.
L’intelligenza artificiale può aiutarti a scrivere un testo eccellente. Può proporti dieci idee. Può criticarti. Può suggerire immagini, metafore, strutture. Può costringerti a pensare meglio.
Ma il risultato finale deve portare la tua firma
Se vuoi, posso rendere questo testo ancora più duro e provocatorio, in uno stile capace di scatenare una valanga di discussioni nei commenti.
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2July 7, 2026 231 1 1