Millennial
C’è un momento, spesso silenzioso, in cui ti rendi conto che qualcosa dentro di te è cambiato.
Ricordo una sera d’estate, dopo ore passate davanti allo schermo a sistemare bug e rispondere a email. Ero stanco, una stanchezza mentale difficile da spiegare. Sono uscito in giardino quasi per caso, senza telefono. L’aria era tiepida, e ho notato una pianta di pomodori che avevo quasi dimenticato. Uno era finalmente maturo. L’ho raccolto, ancora caldo di sole, e in quel gesto semplice ho sentito qualcosa di diverso: una presenza, una concretezza che nessuna notifica mi aveva mai dato. È stato lì che ho capito quanto mi mancasse quel tipo di contatto.
Sono un millennial e sempre più persone della mia generazione sognano una casa con un giardino, un orto, magari qualche gallina.
Siamo cresciuti con l’idea che il successo fosse una carriera brillante, vivere in città, essere sempre connessi e sempre produttivi.
Poi arrivi a 35 anni e ti accorgi che una riunione su Zoom ti dà una soddisfazione diversa rispetto a raccogliere il primo pomodoro maturo dal tuo orto.
La pandemia ha accelerato questo cambiamento. Molti hanno scoperto che si può lavorare da casa e si sono chiesti perché vivere in un piccolo appartamento in città quando si può avere spazio, silenzio e natura.
Credo ci sia anche qualcosa di più profondo.
Quando lavori tutto il giorno davanti a un computer, spesso il risultato è invisibile. Scrivi codice, rispondi a email, fai riunioni… e a fine giornata è difficile indicare qualcosa e dire: “L’ho costruito io.”
Un orto, un albero piantato, una gallina che fa il suo primo uovo sono risultati concreti. Li puoi vedere, toccare, vivere.
Forse è questo che stiamo cercando.
Vogliamo integrare la tecnologia nella nostra vita insieme ad altre esperienze concrete.
Questi aspetti della vita possono convivere e arricchirsi a vicenda. E tu, quale equilibrio stai cercando nella tua vita?
1
1July 4, 2026 215 1