Concludendo, siamo davvero di fronte alla fine di quel fenomeno… — Andrea Zhok — TG.ME

Concludendo, siamo davvero di fronte alla fine di quel fenomeno culturale e sociale che ha preso il nome di “woke”?
Ma figuriamoci!
Il fatto stesso che si possa pensare che un piccolo cambiamento di parole d’ordine strumentali, in chiave elettorale, possa decretarne la fine è l’indicazione più chiara che chi lo pensa non ne ha percepito la radicalità e profondità.
Fino a ieri l’ordine di scuderia era: “Non esiste alcun woke”, ed oggi si passa senza un fiato a “Ce lo siamo lasciato alle spalle, non c’è niente da discutere.”
Solo che due intere generazioni sono nate e cresciute in un’atmosfera culturale in cui le parole d’ordine woke, e il suo tessuto profondo, sono stati dati per scontati.
Il retroterra profondo del woke è qualcosa di molto serio, di cui ciò che chiamiamo “woke” è solo una ramificazione. Non è uno scherzo. È letteralmente una rivoluzione culturale, dagli esiti catastrofici.
Questo retroterra è quello di un radicale relativismo culturale, degenerato fino a relativismo individuale (dove ogni singolo individuo ha la “propria cultura”). L’idea (idea ben rappresentata, ad esempio, da idee come la nozione di “gender fluid”) è che la sfera organica è un’appendice unilateralmente dipendente dalle persuasioni soggettive, le quali sono sovrane.
Molto più profondo di qualunque relativismo storico, qui si è fatto spazio, come fosse la cosa più ovvia, ad una prospettiva dove non esiste alcuna sostanziale base naturale dell’umano e dove anche gli ordinamenti collettivi (storia, costume, tradizione) sono trattati alla stregua di pregiudizi arbitrari.
Questa non è una moda, è uno slittamento antropologico che richiederà decenni per essere corretto (se mai lo sarà).
August 27, 2026 5.5K 43 82