“IL WOKE È MORTO, VIVA IL WOKE!”
Si stanno celebrando in questi giorni i funerali del “woke”. Come sempre gli ordini di scuderia sono partiti dagli USA dove l’icona progressista Alexandria Ocasio-Cortez, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha fatto uno spostamento tattico per recuperare il voto popolare perduto dai progressisti: “Controordine compagni, ci siamo concentrati sul woke mentre abbiamo perso contatto con il mondo del lavoro.”
1) IL CONFORMISMO MANNARO.
Una prima osservazione. Qualcuno potrebbe dire che il woke è nato come è morto: senza una ragione, senza una spiegazione razionale, semplicemente sull’onda dell’opportunismo e del conformismo di gruppi autorevoli annidati innanzitutto e principalmente nelle università americane.
In effetti il dato più eminente della cultura woke – termine vago che copre una trasformazione culturale che parte dagli anni ’70 – è che non ha mai funzionato come un dispositivo razionale. Esso ha sempre funzionato soltanto come un dispositivo stigmatizzante, che minacciava i non conformisti di “sanzioni morali”, e in un secondo tempo anche di sanzioni materiali. La principale caratteristica del “woke” è che il discorso argomentativo non è mai stato accettato, le obiezioni non sono mai state accolte su un possibile piano di pari dignità, le tesi sono state sempre calate dall’alto (promosse da uffici politici di minoranze combattive) e imposte con l’implicito ricatto che chi non vi si conformava era un “odiatore”, un “omofobo”, un “razzista”, insomma un essere umano disgustoso come cui semplicemente si dovevano tagliare i rapporti.
Questo “conformismo mannaro”, questo meccanismo di stigmatizzazione e bullizzazione ha sempre funzionato eccellentemente solo nei gruppi sociali apicali, quelli che funzionano essenzialmente per cooptazione, cioè attraverso il consenso interno al gruppo di appartenenza: giornalisti, accademici, magistrati, ecc. Si è così arrivati ad una situazione in cui gran parte degli “insider” di questi gruppi hanno aderito in maniera automatica ed acefala a tutti i diktat woke, che è diventato una sorta di codice interno implicito, mentre i gruppi sociali che ne erano estranei (cioè più o meno tutte quelle che una volta si sarebbero chiamate le “masse lavoratrici”) ne sono rimasti al di fuori, creando quella cesura culturale e di ceto che ora Ocasio-Cortez e i suoi seguaci cercano di colmare.
2) L’IRRAZIONALISMO “BUONO” PRESERVA L’IRRAZIONALISMO “CATTIVO”.
Proprio questo modo di operare ha favorito, sciaguratamente, il preservarsi di bolle di dogmatismo e ignoranza, bolle pronte a riemergere intoccate. Infatti, se imponi le tue tesi come fossero dogmi della santa inquisizione, è del tutto naturale che chi sfugge all’imposizione si senta rafforzato nel coltivare i propri di dogmi. Se davvero fossimo di fronte al “tramonto del woke” uno dei primi effetti preoccupanti è che a riemergere non saranno soltanto le mille cose ragionevoli che sono state insensatamente represse negli scorsi decenni, ma anche gli autentici omofobi, gli autentici razzisti, gli autentici sessisti (abbiamo visto sprazzi di questa dinamica nella figura di Trump in America). A questi soggetti retrogradi ma minoritari potrebbero oggi unirsi tutti coloro i quali, e sono tanti, hanno covato un motivato risentimento per anni rispetto agli abusi del woke, in un ritorno del pendolo storico.
3) LA GRANDE TRASFORMAZIONE.
August 27, 2026 5.1K 71