C’era un vecchio pastore che viveva ai margini di un piccolo… — SEFER — TG.ME

C’era un vecchio pastore che viveva ai margini di un piccolo villaggio. Ogni sera, prima che il sole tramontasse del tutto, accendeva una lanterna e la appendeva fuori dalla sua capanna. Non era una luce potente, né visibile da lontano come un faro. Eppure, anno dopo anno, quella piccola fiamma rimaneva fedele.

Un giovane del villaggio, incuriosito, gli chiese:
“Perché continui ad accendere quella lanterna? Non illumina quasi nulla.”

Il pastore sorrise e rispose:
“È vero, non illumina il mondo. Ma una volta, durante una notte senza luna, un viandante si perse nei campi. Vide questa luce, piccola com’era, e trovò la strada. Da allora ho capito: non devo rischiarare tutto, devo solo non spegnermi.”

E poi aggiunse:
“Ci sono notti in cui anche io non vedo lontano. Ma finché la luce resta accesa, qualcuno – forse io stesso, forse un altro – non camminerà del tutto nel buio.”


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Essere “menorah” oggi, sulla scia della luce perpetua descritta nella parashà di Emor, non significa brillare in modo straordinario o appariscente. Significa custodire una luce costante, affidabile, presente.

È una fede che non vive solo di momenti intensi, ma si costruisce nella continuità dei giorni. È una presenza che non risolve tutto, ma sa orientare, anche con poco. È una vita che, pur conoscendo la fatica e le ombre, sceglie di non spegnersi.

La menorah non era accesa solo nei giorni solenni, ma sempre. Allo stesso modo, essere luce oggi non è questione di grandi occasioni, ma di piccole fedeltà quotidiane: una parola buona, un ascolto paziente, un gesto discreto.

Non si tratta di essere il sole.
A volte basta essere quella lanterna che, nella notte di qualcuno, fa la differenza.

A cura di M. Mordechai Z. P.

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May 6, 2026 97