Zaia e il Veneto, l’avamposto della necrocultura del WEF. Suicidio assistito e aborto, due facce della stessa medaglia.
C’è una completa convergenza ideologica fra il suicidio assistito e l’aborto. Il suicidio assistito (“fine vita”) rappresenta la chiusura del cerchio del “culto della morte” imposto con l’inganno alla nostra società, per cancellare quello della vita della tradizione cristiana. Usano gli stessi simboli e lo stesso linguaggio.
L’aborto divenne legge la scusa del disastro di Seveso e della diossina. Passò come legge 194 dopo averlo camuffato da diritto delle donne all’auto-determinazione della donna vs quello, che eminenti scienziati definirono un “grumo di cellule” per arrivare al 9 mese. Scienziati e scienza asserviti e al servizio della politica. Adesso è il tempo del suicidio assistito che in Canada è arrivato a coinvolgere già i bambini e i giovani. Il loro problema è rimuovere le barriere culturali e morali, poi lo si fa diventare fonte di business di qualsiasi tipo. Dalla vendita dei feti o di loro pezzi, fino alla donazione di organi, di cui il Canada è diventato in pochi anni uno fra i principali mercati. Secondo solo a Israele.
Bill Gates, Jefrie Epstein, così anche il WEF con Harari discutono da anni, pubblicamente, di “pannelli di morte” e di come eliminare i “mangiatori inutili”. Un vero processo industrial per programmare l’eliminazione degli scarti della società in nome di un interesse comune.
Zaia e il governo attuano le strategie programmate dal WEF. Sono al loro servizio, non dei loro concittadini.
Come ci riescono?
Rovesciano costantemente la realtà oggettiva. In questo caso imitando la religione cristiana, i suoi valori e i suoi riti e la difesa dei diritti naturali degli esseri umani. Strumentalizzano un caso sporadico e lo fanno diventare sistema. Usano lo stesso linguaggio, gli stessi simboli e i riti del cristianesimo, però invertendone il verso, cioè creano innestano nella popolazione la “cultura della morte”, normalizzandola. Prendono sul serio ciò che scimmiottano proprio per invertirlo più efficacemente.
Promettono diritti per alcuni casi per distruggere sistematicamente quelli di un intero popolo (diritto alla Vita). L’uomo ridotto esclusivamente ad un corpo, la sola dimensione fisica e materiale dell’esistenza.
Il loro scopo è frantumare la società, atomizzare gli individui. Distruggere le nostre radici cristiane basate sulla Vita, le pratiche comuni e i riferimenti culturali trascendenti. Fare “tabula rasa”. Gli esempi storici di questo metodo non mancano (bolscevismo).
Il dire riflette fedelmente l’essere.
Siamo di fronte a menzogne e a dissimulazioni usate come strumenti di governo della società. Modalità tipica dei regimi e delle culture suprematista. L’atto di morte viene camuffato dalla narrazione in un diritto di autodeterminazione dell’individuo in entrambe i casi. Le forme del racconto fanno percepire, ad una persona non attenta e confusa, tale “diritto”, reale.
Non vogliono più convincere di una tesi, più o meno falsa, ma modellano direttamente le condizioni ambientali stesse della percezione delle masse grazie alla potenza della digitalizzazione. Saturano la mente collettiva erodendo così, anche ad un soggetto relativamente stabile, dotato di tempo e attenzione, capace di prendere distanze, la possibilità che possa fare dei confronti, prendersi il tempo per riflettere e decidere in libertà. Perché questo soggetto mediamente attivo si trova immerso in un contesto caotico che coinvolge contemporaneamente milioni di persone. Con migliaia di punti di vista instabili, fino a rendere difficile qualsiasi gerarchia. Un flusso narrativo e visivo veicolato direttamente, e personalizzato, sugli schermi degli smartphone, con commenti, immagini. Il nuovo orizzonte digitale è percepito come reale.
Trasformano in questo modo le masse in agglomerati di utenti travolti da una corrente e un flusso continuo di contenuti che richiedono reazioni immediate, e che non danno il tempo di poter riflettere.