⚠️ TORINO, VIOLENZA SU UNA TREDICENNE: IL PROBLEMA SI SCRIVE IMMIGRAZIONE E SI LEGGE MAGISTRATURA❗️
Tony Fabrizio
🔴 Un uomo bengalese di 42 anni è stato accusato di aver costretto una tredicenne a subire atti sessuali in un minimarket di Torino, episodio avvenuto circa 40 minuti dopo un'altra violenza sessuale su una donna adulta. Nonostante l'accusa e le registrazioni video, il giudice per le indagini preliminari ha respinto la custodia cautelare, concedendo all'indagato incensurato solo l'obbligo di firma, motivando la decisione con la collaborazione e il rimorso mostrati. L'autore critica la risposta della magistratura italiana, ritenuta troppo indulgente rispetto al pericolo di reiterazione, e collega il caso al tema dell'immigrazione, affermando che la politica deve affrontare il problema della sicurezza e del controllo del territorio. Il testo insiste sulla necessità di spiegare o verificare le motivazioni giudiziarie e sul diritto dei cittadini all'indignazione per la percezione di vulnerabilità delle vittime.
Sommario ⬆️
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🔘 C’è una bambina di tredici anni che un sabato pomeriggio agostano esce di casa per comprare dei succhi di frutta per i fratelli.
🔘 Non va incontro a un pericolo in un vicolo buio, non attraversa una zona di guerra, non si infila volontariamente in chissà quale situazione. Entra in un minimarket della periferia nord di Torino. Quello che accade dopo è materia d’indagine e di processo.
🔘 Stando alle ricostruzioni riportate, è già abbastanza chiara: la Procura contesta al gestore del negozio, un uomo bengalese di 42 anni, immigrato e titolare di un permesso di soggiorno per “protezione speciale”, di aver costretto la ragazzina a subire atti sessuali.
🔘 Le telecamere del locale hanno registrato la scena, documentando anche un altro episodio di violenza sessuale ai danni di una donna adulta, ancora da identificare, che si è difesa ed è stata inseguita dal bengalese fino all’uscita, avvenuto ca. 40 minuti prima.
🔘 A questo punto uno pensa ingenuamente che il problema principale sia il criminale. E invece no. In Italia riesce sempre a comparire un secondo problema: la risposta dello Stato per mano della magistratura.
🔘 L’uomo viene arrestato, passa due notti in carcere. Poi arriva la decisione del gip: niente custodia cautelare. Solo obbligo di firma perché sarebbe incensurato ed avrebbe collaborato consegnando i filmati.
🔘 Inoltre, perché si sarebbe detto «dispiaciuto», mostrando, secondo quanto riportato dalla "Stampa", «resipiscenza». Qui viene voglia di chiedersi se abbiamo ancora a che fare con il diritto o se sia stata introdotta, magari con un emendamento notturno, la pena sospesa per pentimento espresso.
🔘 Qursto dopo il consiglio intelligentissimo di avvalersi della facoltà di non rispondere. Hai commesso un fatto gravissimo? Dispiaciti. Hai aggredito una persona? Mostrati collaborativo. Sei stato arrestato? Considera il carcere un corso intensivo di educazione civica.
🔘 Et voilà: obbligo di firma. Naturalmente la questione giuridica è più complessa di uno slogan e una misura cautelare non equivale a una condanna.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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TORINO, VIOLENZA SU UNA TREDICENNE: IL PROBLEMA SI SCRIVE IMMIGRAZIONE E SI LEGGE MAGISTRATURA
🔘 C’è una bambina di tredici anni che un sabato pomeriggio agostano esce di casa per comprare dei succhi di frutta per i fratelli. 🔘 Non va incontro a un pericolo in un vicolo buio, non attraversa una zona di guerra, non si infila volontariamente in chissà…
1September 4, 2026 183 3 2