Immagine da "La Verità" del 22 agosto 2026
Rispetto e Verità
Il caso della bambina morta a Palermo nei giorni scorsi per una “sospetta difterite” è stato immediatamente trasformato in un’occasione di spettacolarizzazione mediatica. Prima ancora che il quadro fosse chiarito, social e mass media hanno alimentato una narrazione aggressiva, povera di prudenza e di rispetto, in cui il dolore di una famiglia è diventato materiale da dibattito pubblico e terreno fertile per l’ennesima campagna di colpevolizzazione.
A farsi avanti, con tempismo fin troppo prevedibile, sono stati anche alcuni opinionisti da tempo in cerca di riabilitazione pubblica dopo le numerose ombre emerse sulla gestione del periodo pandemico. Molti appartengono a quella stessa classe medica che avrebbe ben poco da insegnare sul piano degli errori, delle omissioni e della tutela effettiva dei pazienti.
Eppure, oggi si ripresentano come arbitri della verità: interpretano un caso ancora in fase di accertamento, ne anticipano le conclusioni e indirizzano il giudizio contro l’unica parte che, in questo momento, dovrebbe essere sottratta alla gogna e protetta con rigore umano e civile: la famiglia della bambina.
Alcune testate stanno riferendo dell’avvio di indagini per “omicidio colposo” nei confronti della famiglia. Che la notizia sia fondata o meno, resta sconcertante la superficialità con cui vengono confuse responsabilità mediche, profili giuridici e giudizi morali.
Il centro della narrazione diventa così la colpevolizzazione “etica” dei genitori: secondo quanto riportato, non avrebbero vaccinato la bambina contro la difterite e questa decisione viene presentata come causa diretta e definitiva dell’esito fatale. La gogna mediatica si alimenta poi di ulteriori ipotesi sulle motivazioni familiari, compresa la presunta associazione tra vaccinazione e timore dell’autismo, trasformando un caso ancora da chiarire in un copione già scritto.
È il solito schema: appena una vicenda tocca il tema dei vaccini, anche i commentatori meno credibili si improvvisano esperti, evocano immunità di gregge e coperture vaccinali come formule risolutive, spesso senza distinguere il piano generale della sanità pubblica dal caso concreto e dalle circostanze specifiche che riguardano questa famiglia.
Quasi nessuno sembra interessarsi alle ragioni dei genitori.
Nessuno chiede, per esempio, se avrebbero scelto diversamente qualora la vaccinazione contro la difterite non fosse stata inserita in un preparato esavalente insieme a polio, tetano, haemophilus B, pertosse ed epatite B. Nessuno si domanda se, di fronte a eventuali richieste di chiarimento sul rapporto rischio-beneficio, qualcuno abbia davvero fornito risposte puntuali oppure si sia limitato a consegnare una brochure rassicurante, contando sul fatto che “tanto i vaccini sono obbligatori”.
In questo modo, la mancata vaccinazione rischia di diventare un alibi narrativo perfetto: concentra ogni responsabilità sulla famiglia e distoglie l’attenzione da un interrogativo essenziale, cioè se i sanitari abbiano riconosciuto tempestivamente la gravità della situazione e applicato i trattamenti previsti da protocolli consolidati.
Questo non significa attribuire automaticamente una colpa medica. Significa, però, porre domande che oggi troppi evitano: come funziona davvero l’assistenza sanitaria in questo Paese? Quanto pesa il mito della prevenzione elevata a dogma? E fino a che punto si può invocare uno “Stato etico” che pretende di sostituirsi alle libertà individuali e alla responsabilità genitoriale?
Le risposte apodittiche vanno respinte, soprattutto quando servono più a chiudere il dibattito che a comprendere la realtà.

August 23, 2026 6K 119