Riportiamo qui un intervento fatto durante il presidio al CPR di Milano del 28 Giugno:
Ce lo aspettavamo, ma esplicitarlo è importante. Dentro il cpr di Via Corelli ormai è quasi da un mese che non si mangia. Con l'arrivo del caldo estivo, c'è chi sorseggia colorati succhi nei luccicanti baretti milanesi, e chi invece, nel lager davanti a cui ci troviamo, rifiuta l'ennesima porzione di merda sigillata in pellicola trasparente. Cibo puzzolente, evidentemente scaduto, e spesso, come trattamento speciale, essa è anche condita da una spolverata di psicofarmaci, non si sa mai qualche anima calda si voglia ribellare alla tortura che è costretto a subire tra quelle mura.
Succede anche che spesso i piatti rifiutati si trasformino in una fresca pioggia che finisce sui lavoranti, sugli sbirri, e sul personale di Ekene, cooperativa che gestisce il CPR, perchè i reclusi sanno bene quanto vale la loro dignità, e che qualsiasi gesto in quel posto è un gesto di resistenza.
Il cibo fa schifo, ma si sa, per questi corpi considerati dallo Stato come eccedenza umana, il trattamento è del tutto legittimo. Nonostante ciò, però, quelli dei reclusi sono corpi da cui ancora si può estrarre valore. Tra i tanti complici di questa struttura mortifera, appunto, l'azienda Elior è in lizza tra chi più ne trae piú profitto.
Elior serve pasti al Corelli dal 2024, da quando Ekene è subentrato come ente gestore del centro. Si tratta di una multinazionale, in Italia leader nel settore della ristorazione: serve aziende di piccole, medie e grandi dimensioni, scuole e università,
strutture socio-sanitarie, forze armate e il settore del turismo e dell'intrattenimento.
I primi due principi etici di Elior sono "promuovere e rispettare la tutela del diritto internazionale relativo ai diritti dell’uomo" e "assicurarsi di non rendersi complici di violazioni dei diritti dell’uomo". Ripetiamolo: Elior è complice di torture nel rifornire il cibo ad un lager di Stato.
Oltre a essere schifoso, il cibo è servito in quantità scarsissima, incentivando così il business interno della cooperativa gestrice, che mette in vendita un costosissimo listino di pochi articoli, cibo o bevande o prodotti per l'igiene personale acquistati fuori di volta in volta. Nel 2017, a seguito di inchieste in mense scolastiche perugine, alcuni vertici di Elior vengono indagati insieme ai responsabili di altre aziende per frode nelle pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso ideologico. Nel 2023, alcune figure di rilievo della multinazionale, vengono inserite nel registro degli indagati per frode in concorso nelle pubbliche forniture. Le accuse riguardano l’approvvigionamento di quattro caserme del Nordest, i cui militari si sarebbero dovuti nutrire di prodotti Bio a pranzo e a cena, ricevendo pasti cucinati in giornata. Invece avrebbero mangiato cibo “convenzionale”, vecchio di almeno 48 ore. Poverini!
Meno male che la solerte giustizia italiana, in cui riponiamo immensa fiducia, si prodiga nel perseguire chi non onora e rispetta la salute dei nostri coraggiosi militari. Sono proprio loro che ogni giorno, dopo turni logoranti a bordo delle loro gippone e in quegli angusti gabbiotti, si danno il cambio per sorvegliare le mura della prigione di via Corelli. Non serve spendere altre parole per parlare di queste merde, ma non possiamo che augurare a Daniel Derichebourg, miliardario presidente e CEO del Gruppo Elior, o a Renato Ambrosino, amministratore delegato di Elior in Italia, di strozzarsi e soffocare con un olivetta sbocconcellata dalla loro cloche d'argento. E non possiamo che augurare oggi coraggio e fantasia per chi volesse combattere contro il cpr e contro gli enti complici del suo funzionamento, quindi Elior.
Continuiamo a esprimere solidarietà ai prigionieri, siamo dalla vostra parte. Freedom, Hurriya, Libertà.
Fuoco ai cpr, Fuoco a Elior.