📖 Titolo: Tutta la vita che resta 🖌 Autore: Roberta Recchia 🗞 Edizione: Rizzoli ~ La Scala 📆 Pubblicazione: 2024 #recensione gentilmente offerta da Francesca “L’ultimo giorno della vita di prima era finito” Tutta la vita che resta", il romanzo d'esordio di Roberta Recchia, è una storia corale, potente e dolorosa che affronta l'elaborazione del lutto, il trauma della violenza e la forza dei legami familiari. La storia segue le vicende della famiglia Ansaldo a Roma. Inizia negli anni '50 con la nascita dell'amore genuino tra Marisa e Stelvio, fino agli anni '80. La loro figlia sedicenne, Betta, viene brutalmente uccisa sul litorale laziale. Insieme a lei c'era la cugina Miriam, che sopravvive all'aggressione subendo una violenza indicibile, ma si chiude in un silenzio assoluto per la vergogna e il trauma. La vita dei protagonisti si divide in prima e dopo, il romanzo compie un viaggio clinico-narrativo: passa da una psicologia della ingenuità (il prima) a una psicologia della resilienza traumatica (il dopo), dimostrando che la guarigione non consiste nel dimenticare, ma nel trovare un senso a "tutta la vita che resta". Chi subisce un trauma così violento con la perdita di una persona cara, tenta di trovare e dare un senso alla continuità della vita, tentativo quasi sempre doloroso e spesso infruttuoso. La vita che resta diventa un viaggio di sopravvivenza al tutto e a tutti, spesso senza sconti emotivi di nessun genere. L’autrice invece, nella conclusione della storia tende a essere un po' troppo superficiale, troppo buona rispetto alla complessità e alla drammaticità dei temi trattati nella prima parte del libro. Questa è la pecca che si nota in questa opera. Credo che solo se vissute su pelle situazioni così pesanti, si potrebbe tentare di trasmettere la reale emotività senza edulcorarne la narrazione. Per il resto la scrittura è fluida, limpida e accessibile senza costrutti complessi. I momenti più drammatici il lettore li sente e li vive come in prima persona. Ci sono immagini vive e potenti quasi cinematografiche. L’avvio ricorda molto i film italiani degli anni 50 con Marisa Allasio e Renato Salvatori. La descrizione di Roma e la quotidianità semplice sono la parte più genuina di tutto il romanzo. Insomma buona la prima. Vedremo il seguito… Felice lettura 🦋 F. C.
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August 26, 2026 61