▪️Titolo: Joanna degli incanti ▪️Autrice: Simona Lo Iacono ▪️Editore: Guanda ▪️Genere: Narrativa italiana / romanzo storico ▪️Data: 21 aprile 2026 👁🗨 Leggi l’anteprima #recensione “Per leggere la vita bisogna leggere i libri, spiegava ai suoi marinai. E rideva, perché niente come la lettura generava speranza.” Simona Lo Iacono porta alla luce un’altra figura femminile, realmente esistita, che merita di essere conosciuta; alla fine del romanzo, scrive: “Ho scoperto la figura di Joanna De Austa (anche chiamata Joanna Siragusa, dato che Augusta si trovava nel territorio di Siracusa), donna realmente vissuta tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, leggendo il saggio Inquisitori, negromanti e streghe nella Sicilia moderna (1550-1782) di Maria Sofia Messana. In quel testo sorprendente, frutto di ricerche accurate e di studio, mi sono imbattuta in una nota a piè di pagina (pag. 403). Il libro spiegava che tra gli esercenti la stregoneria in Sicilia vi era una forte percentuale di frati e preti, mentre le suore erano quasi assenti. Facevano eccezione cinque suore. Quattro erano eretiche e una era bigama. Quest’ultima soprattutto ha attirato la mia attenzione e ho così scoperto che si chiamava Joanna ed era figlia di un marinaio, Pedro. Le informazioni sulla sua stranissima vicenda arrivavano dalla Inquisizione di Sardegna, nelle cui mani si trovava il marito, Juan Baptista Castellano, catturato dai turchi molti anni prima. Costui, giunto in Sardegna, aveva dichiarato di essere coniugato con Joanna De Austa, e aveva chiesto se fosse viva, poiché aveva avuto notizia che si era risposata.” E così Joanna, nel romanzo, entrerà in contatto con un uomo incappucciato e, con il cuore in mano, racconterà di sé come una donna che ha attraversato più vite: Joanna è figlia, moglie, madre, imprenditrice, vedova, monaca. Ogni ruolo è una ferita e una rinascita. La cartiera che dirige diventa un luogo di inclusione, dove lavorano anche i non vedenti; il falchetto cieco che addestra a volare è un simbolo di ciò che lei stessa tenta di fare: dare forma alla libertà anche quando la libertà non c’è. “Ma niente come quel libro [Don Chisciotte] ci fece credere che anche noi eravamo creati dalla carta, dalle parole che in essa si muovevano, dagli artifici, dalla bellezza, dalla potenza e, soprattutto, dall’impotenza.” Joanna racconta per non soccombere, per dare senso alla sua attesa, per accompagnare il misterioso compagno di cella nel suo tormento. “Adesso tocca a te dirmi qualcosa. Rivelarti. Sei ormai un compagno di cella, di avventure, di perdizione. Ed io non so niente di te. Solo a volte mi è parso di scorgerti. Penitente. O atterrito. Le ore che ti appartengono di più sono quelle in cui ti sei nascosto. O in cui – invece di commentare le mie nascite, le mie morti – hai preferito abbracciarmi e tacere.” La scrittura di Simona Lo Iacono mi piace molto! Su Goodreads 📚 https://www.goodreads.com/review/show/8874290687
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August 20, 2026 77