Analisi Petrolio 🛢 Il petrolio torna al centro del mercato con il… — Giardino Della Tartaruga — TG.ME

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Il petrolio torna al centro del mercato con il Brent che si muove in area 91$, dopo mesi segnati da fortissima volatilità. Il grafico settimanale mostra bene quanto il prezzo stia cercando di stabilizzarsi dopo gli shock legati alla guerra con l’Iran: rispetto ai picchi sopra i 120$, il Brent ha corretto in modo importante, ma resta comunque ben sopra i livelli di inizio 2026.

In questo momento il tema non è soltanto quanto petrolio arriva dal Medio Oriente, ma anche come gli Stati Uniti stanno cercando di ridisegnare l’offerta globale. Il nuovo accordo con il Venezuela va esattamente in questa direzione: Washington ha annunciato concessioni della durata di 100 anni su 17 giacimenti, che comprenderebbero circa 65 miliardi di barili di riserve provate.

La struttura dell’accordo è particolarmente aggressiva. Il governo americano riceverebbe una partecipazione del 35% nella società coinvolta, il diritto di acquistare il 20% della produzione presente e futura al costo di produzione e un diritto di prelazione sul restante 80%. Parallelamente, sono previsti investimenti fino a 100 miliardi di dollari per ricostruire l’infrastruttura petrolifera venezuelana.

Il punto però è che questi barili non arriveranno sul mercato domani. Il Venezuela produce oggi circa 1,1 milioni di barili al giorno, molto meno rispetto ai circa 3,5 milioni raggiunti negli anni ’70. Riportare la produzione vicino ai vecchi livelli richiederà capitali, infrastrutture e soprattutto tempo.

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Nel frattempo, il petrolio continua ad avere un peso enorme anche sul fronte macroeconomico. Con lo Stretto di Hormuz ancora al centro delle tensioni tra USA e Iran, qualsiasi nuovo shock sull’offerta può rapidamente tornare a riflettersi su benzina, trasporti e costi di produzione.

Ed è proprio qui che il discorso si collega alla Federal Reserve. Il mercato assegna ora una probabilità del 66,4% a un rialzo di 25 punti base nella riunione di metà settembre. Una probabilità così elevata mostra quanto il tema inflazione sia tornato centrale: se il petrolio dovesse restare su livelli sostenuti o tornare ad accelerare, la Fed avrebbe un motivo in più per mantenere un approccio restrittivo.

Il quadro quindi è piuttosto particolare. Da una parte Washington sta cercando di aumentare l’offerta strutturale attraverso il Venezuela; dall’altra il Medio Oriente continua a mantenere un premio geopolitico sul prezzo del greggio.

Nel breve periodo il mercato continuerà quindi a essere guidato soprattutto dalle tensioni geopolitiche, mentre nel medio-lungo periodo sarà importante capire quanto velocemente gli Stati Uniti riusciranno davvero a riportare nuova produzione venezuelana sul mercato.
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September 1, 2026 846 2