Nuovo studio del 2026: la paralisi del sonno non è legata né a una scarsa qualità del sonno né all'ansia cronica.
La maggior parte delle persone considera la paralisi del sonno un fenomeno casuale, spaventoso e legato esclusivamente a un disturbo del sonno.
Ma un nuovo studio condotto da ricercatori italiani offre un quadro molto più interessante.
Nel giugno 2026, sulla rivista scientifica Journal of Sleep Research, è stato pubblicato uno studio intitolato "Prisoners of the Body: The Relationship Between Interoception and Sleep Paralysis".
La ricerca è stata condotta dagli studiosi italiani Giuseppe Forte, Danilo Giaccari, Francesca Favieri e Maria Casagrande, appartenenti alle università romane Sapienza Università di Roma e Università degli Studi Roma Tre.
I ricercatori hanno intervistato oltre 210 persone e hanno scoperto che circa una persona su quattro ha sperimentato almeno una volta nella vita un episodio di paralisi del sonno.
Durante questi episodi, le esperienze più frequentemente riportate sono state:
• l'impossibilità di muoversi o parlare;
• la sensazione della presenza di qualcuno nella stanza;
• vivide immagini visive o uditive;
• formicolii e insolite sensazioni corporee;
• una paura intensissima, talvolta accompagnata dalla sensazione di una morte imminente.
Fino ad oggi la paralisi del sonno è stata associata soprattutto a una scarsa qualità del sonno, allo stress e a elevati livelli di ansia.
Tuttavia, i risultati dello studio sono stati sorprendenti.
Gli autori non hanno trovato una relazione convincente tra gli episodi di paralisi del sonno e l'ansia cronica.
Hanno invece individuato un'altra caratteristica comune.
Le persone che avevano sperimentato la paralisi del sonno presentavano più frequentemente sintomi di insonnia e, allo stesso tempo, erano più sensibili ai segnali provenienti dal proprio corpo, come il respiro, il battito cardiaco e altre sensazioni interne.
Questa capacità di percepire i segnali interni dell'organismo è chiamata interocezione.
Secondo i ricercatori, è proprio la combinazione tra insonnia e una maggiore sensibilità corporea a poter svolgere un ruolo importante nell'insorgenza della paralisi del sonno e delle insolite sensazioni, immagini ed esperienze che accompagnano questo stato.
Gli autori giungono anche a un'altra conclusione particolarmente interessante.
A loro avviso, la paralisi del sonno dovrebbe essere considerata uno stato, nel quale le caratteristiche del sonno REM coesistono con un livello di consapevolezza che sta tornando, parzialmente o completamente.
In altre parole, la persona non si trova ancora nel normale stato di veglia.
Il corpo continua a rimanere nello stato di sonno REM, mantenendo la naturale atonia muscolare, mentre la consapevolezza sta già iniziando a riemergere.
Per questo motivo, la paralisi del sonno non è una situazione in cui una persona si è completamente svegliata ma, per qualche motivo, non riesce a muoversi.
Si tratta piuttosto di uno speciale stato di transizione tra il sonno e la veglia, nel quale i confini abituali tra corpo, percezione e coscienza iniziano a sfumare.
Per me questo è particolarmente interessante.
Da molti anni sostengo che la paralisi del sonno non possa essere considerata un vero risveglio.
Una persona può vedere la propria stanza, sentire i rumori ed essere convinta di essersi già svegliata. Tuttavia, la sua coscienza si trova ancora in uno stato alterato di transizione e, proprio per questo, le sensazioni, le immagini e le presenze percepite possono apparire estremamente realistiche.
Da molti anni studio i sogni lucidi e le esperienze di uscita dal corpo.
L'esperienza pratica mostra che proprio questi stati di transizione tra la veglia e il sonno rappresentano più spesso una vera e propria "porta" verso le esperienze extracorporee.
E la scienza moderna sta iniziando, poco alla volta, a dedicare sempre maggiore attenzione a questi stati.
Forse è proprio qui che si nascondono le risposte a molte domande sulla natura della coscienza.