La creazione di tanti comitati spontanei e la raccolta di oltre 210.000 mila firme contro l’invasione speculativa che si nasconde dietro il messaggio del progresso salutare ed economico è solo un sintomo del sentimento di rivolta che agita i Sardi. Li spinge non una azione politica contro o pro un partito o una coalizione del governo regionale o italiano, come talora sostengono i giornali della penisola, ma la paura del domani che si profila assai peggiore del presente già insopportabile. I Sardi sono giunti al limite della tolleranza della loro infelice condizione e non combattono affatto contro le energie rinnovabili ma contro la insaziabile voracità degli speculatori, non diversamente da tanti cittadini della Regione Friuli Venezia Giulia e di altre regioni italiane (Puglia, Calabria, etc. ).
Oggi i Sardi intendono respingere lo sbarco nell’isola dei falsi profeti della ricchezza e del progresso e vogliono costruire un futuro sereno e senza lacci perché la loro coscienza si ribella alle ingiustizie e alle ingordigie dei potenti. Saranno vani i tentativi dei parlamentari italiani di controllare questa rivolta con ipocriti sostegni o di demonizzarla con ulteriori decreti e leggi perché gli abitanti della Sardegna vogliono percorrere con grande determinazione il cammino della speranza in un futuro migliore, cammino che passa anche attraverso la rimozione delle cause del loro profondo malessere.
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