Dove il terreno migratorio si fa politicamente arido, si sposta sui diritti LGBT: nascono gli sportelli, gli osservatori sull’omotransfobia, i corsi obbligatori nelle aziende, i patentini linguistici, le certificazioni di inclusività, le società di consulenza che rilasciano tali certificazioni. Un’unica donna uccisa da un compagno bianco è un’emergenza culturale che necessita di modificare le linee educative, mentre immigrati accoltellano donne per strada in nome di Allah. Fiumi di soldi a figli di primo e secondo letto, figliastri, nipoti e nipotini del marxismo. Il parastato è marxista. Vi raccontano che sono battaglie diverse. Non lo sono, ognuna ha come scopo la distruzione della civiltà giudaico cristiana. .Vi raccontano che ogni emergenza nasce spontaneamente. Falso. Gli islamici non amano i gay e li schiacciano come scarafaggi? Chi se ne fraga. Il movimento LGBT continuerà ad amarli e a sventolare le bandiere degli assassini dei gay, Gaza e Iran, dopo aver cacciato le bandiere degli omofili israeliani, perché quello che il movimento LGBT vuole è la distruzione della civiltà giudaico cristiana, non i benessere gay. Chi immaginasse un apparato di questa taglia inerme, disarmato, tenero come un pulcino, non ha capito niente della biologia politica. Il parastato ha i suoi anticorpi, e sono efficacissimi. Il primo strato di difesa sono i grandi quotidiani, che di quel mondo sono la costola editoriale: ne certificano la legittimità morale, ne traducono in editoriali le circolari, ne trasformano in «preoccupazione della società civile» ogni bando pubblicato. Il secondo strato sono settori della magistratura, non tutta, sarebbe ingeneroso, e falso, ma quel tanto che basta perché una legge sgradita venga sospesa, una nomina non gradita rinviata, un decreto scomodo ritoccato in punta di firma. Il terzo strato è la rete di relazioni personali: consulenti che sono figli di magistrati, magistrati che sono cognati di direttori, direttori che sono coniugi di funzionarie europee, funzionarie europee che valutano i progetti dei consulenti da cui è cominciato il giro. Un piccolo mondo endogamico, che difende sé stesso con la naturalezza con cui una famiglia difende il pranzo di Natale. È in questa chiave, e non altrimenti, che si spiega la reazione cosmicamente sproporzionata suscitata negli ultimi anni dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Un uomo, piaccia o non piaccia, ed è lecito che non piaccia, che aveva vinto elezioni regolari, con margini chiari, davanti a scrutatori democratici. Nulla, in una democrazia matura, dovrebbe essere più normale di un’alternanza. Invece si è assistito a qualcosa di inedito: un’ostilità permanente e coordinata che nessun presidente aveva mai suscitato. Trump non stava sfidando un avversario politico. Stava sfidando un apparato. La vicenda di USAID è la biopsia: per decenni descritta come strumento di cooperazione internazionale, si è rivelata, aprendone il ventre, uno dei condotti maggiori attraverso cui il denaro del contribuente americano finiva a una costellazione di ONG riconducibili, guarda caso, alla stessa galassia ideologica del parastato globale. Toccarne i cordoni della borsa, mandarci un Elon Musk qualsiasi con un foglio Excel, era un gesto di lesa maestà. Non contro un partito: contro un ceto, contro il vero potere. La reazione è stata immediata e proporzionale al pericolo. Perché un presidente lo si può sconfiggere alle urne successive, screditare, impeachment-are, in ultima istanza addirittura sparargli, l’ipotesi non è astratta. Ma un apparato costruito in mezzo secolo, ramificato in centinaia di programmi, radicato in decine di migliaia di carriere, possiede una resilienza che nessun eletto potrà mai avere. Il parastato spiega quali emozioni possiamo provare, schiera fior di avvocati per dissanguare i reprobi, mentre gli occhi della signora Bordrini di riempiono di lacrime davanti a tanta malvagità. E qui arriva il disastro.
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2August 4, 2026 4.8K 22