Ufficiali militari e dell’intelligence discutono un ridimensionamento della presenza americana in caso di fine della guerra con l’Iran
Fonte: CNN
Funzionari militari e dell’intelligence statunitensi stanno conducendo discussioni informali sulla possibilità di ridurre significativamente la presenza americana in Medio Oriente, una volta concluso il conflitto in corso con l’Iran.
Queste valutazioni arrivano dopo che gli attacchi iraniani hanno messo in evidenza le vulnerabilità delle basi e delle installazioni USA nella regione, causando danni rilevanti (tra cui la distruzione di un avamposto della CIA a Riyadh) e la morte di 18 militari americani. Attualmente gli Stati Uniti mantengono circa 50.000 soldati, due portaerei e numerose navi da guerra nella zona.
Il dibattito rientra in una più ampia riflessione sulla strategia post-11 settembre: dopo l’enorme espansione della presenza americana (da circa 27.000 uomini nel 1998 fino al picco di 250.000 durante l’invasione dell’Iraq del 2003), diversi presidenti hanno tentato di ridurre l’impegno senza riuscirci del tutto. Ora si valuta di non ricostruire alcune strutture danneggiate, di spostare le installazioni più esposte sottoterra e di passare a un modello di dispiegamento “a missione” piuttosto che a basi permanenti, trasferendo parte dell’onere della difesa ai partner regionali del Golfo.
Le discussioni restano per ora informali e legate all’esito della guerra e alle scelte dell’amministrazione Trump, che storicamente ha sostenuto una riduzione delle truppe all’estero. Nel breve termine, tuttavia, gli attacchi iraniani continuano e non sono in corso negoziati di pace.
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