Mi dispiace sinceramente per i ciclisti coinvolti nell'episodio di Lanzo, la violenza non è mai giustificabile. Un diverbio stradale, per quanto possa essere acceso, non può mai trasformarsi in un'aggressione o, peggio ancora, in un investimento volontario.
Detto questo, credo che sulla sicurezza stradale sia necessario parlare dei comportamenti di tutti gli utenti della strada.
La strada è di tutti: automobilisti, motociclisti, ciclisti. E proprio per questo tutti devono rispettare le regole e cercare, per quanto possibile, di non creare situazioni di pericolo o di inutile tensione.
Il Codice della strada stabilisce che fuori dai centri abitati i ciclisti devono procedere in unica fila, salvo le specifiche eccezioni previste dalla legge. Nei centri abitati, invece, possono procedere affiancati al massimo in due, ma soltanto quando le condizioni della circolazione lo consentono.
Dall'altra parte, anche l'automobilista ha precisi obblighi: quando sorpassa un ciclista deve farlo in sicurezza e, ove possibile, mantenere una distanza laterale di almeno 1,5 metri. Questo significa anche che se la strada è stretta, c'è una curva, la visibilità è scarsa o arriva un veicolo dalla direzione opposta, si aspetta e non si sorpassa.
Ma proprio per questo credo che anche i ciclisti debbano fare la loro parte.
Un gruppo numeroso o una coppia che procede affiancato su una strada stretta può occupare una porzione enorme della carreggiata e rendere molto più difficile un sorpasso sicuro. L'automobilista può trovarsi costretto ad aspettare a lungo oppure, se tenta un sorpasso irresponsabile, a creare una situazione di pericolo.
E non è raro che da queste situazioni nascano discussioni, gesti, insulti e tensioni che poi possono degenerare.
Attenzione: questo non significa assolutamente giustificare ciò che è successo a Lanzo. Nulla può giustificare la violenza.
Significa semplicemente sostenere che la sicurezza stradale deve essere una responsabilità condivisa.
Se sono in bicicletta e percorro una strada dove le condizioni non permettono di procedere affiancati, credo che mettersi in fila indiana sia anche una forma di rispetto verso gli altri utenti della strada e, soprattutto, un modo per proteggere se stessi.
Allo stesso modo, se sono automobilista e trovo davanti a me dei ciclisti, devo avere pazienza, mantenere la distanza e aspettare il momento in cui posso superarli legalmente e in sicurezza, cosa naturalmente possibile se i ciclisti sono in fila indiana.
Rispetto reciproco, prudenza e buon senso.
Perché la strada è di tutti. E nessun ritardo, nessun sorpasso difficile e nessun diverbio può mai giustificare la violenza.
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1August 9, 2026 4.4K 7 4