A quattro anni dall'anteprima veneziana, arriva questo weekend in prima visione televisiva su #FuoriOrario Trenque Lauquen, labirintica opera-mondo di Laura Citarella. Ripropongo alcune letture dalla ricezione critica italiana.
"Per la giovane botanica la vita procede incessantemente di volta in volta, atto dopo atto, caso dopo caso. E con ciò, de-costruisce quella specie di metafisica politica che impone un alto e un basso, una azione e una reazione, uno scopo e un effetto. Il suo è un incrocio di piste, un mescolarsi di tracce: un fiore da studiare, il ritrovamento di un carteggio amoroso in biblioteca, una creatura fantastica, compagne con le quali condividere un’avventura. Ed è in questo libero incedere che risiede la forza del personaggio e del film stesso." (Montinari)
"La prima sensazione che bisognerebbe restituire al lettore è forse quella, tutta fisica, del respiro: guardando Trenque Lauquen si respira, e si sospira, perché si avverte in maniera tangibile che esiste una linea vitale e minoritaria che continua a pensare il cinema come arte autenticamente narrativa e popolare senza arrendersi all’idea che esistano regole e dettami precostituiti, anzi: lavorando per reinventare costantemente forme ed economie capaci di costruire un’alternativa ai ritmi industriali." (Inzerillo)
"La doppia versione di Laura non è l’unica possibile e neanche l’unico accesso che Citarella propone allo spettatore. Ci sono infatti molte versioni, prospettive, narrazioni che penetrano verticalmente il corpo centrale delle storie, in un movimento a cerchi concentrici che allarga oltre il limite di qualsiasi presunto finale, portando al largo gli ultimo residui di un racconto che non è più sufficiente a contenere ed esaurire le potenzialità e le complessità della realtà e dell’immaginario." (Croce)
"Nell’ultima parte del film, mentre cambia repentinamente anche il suo formato che passa ai 35 mm, si sente allora come Trenque Lauquen stesso sia diventato, o, invece, sia sempre stato, un film-creatura mutante in misterioso divenire, realizzata da una donna-madre; una produzione aliena che mentre offre allo spettatore una prodigiosa ricchezza di riferimenti e di risonanze si sottrae progressivamente alla vista, preparando il terreno per una via di fuga e nuovo spazio e respiro all’immaginazione." (Turco)