TRANSIZIONE SENZA UN SALVATORE; UN’ALTERNATIVA ANARCHICA PER LA GEOGRAFIA DELL’IRAN
Autore: Hasse-Nima Golkar
Recentemente, i difensori e i sostenitori del ritorno del sistema monarchico sotto la leadership assoluta di Reza Pahlavi, figlio dell’ex Shah, come alternativa all’attuale dominio fascista islamico sciita sotto la leadership assoluta di Ali Khamenei, successore del grande boia Ayatollah Khomeini, hanno pubblicato un documento di 168 pagine datato Tir 1404 (luglio 2025) con il titolo Manuale della “Fase di Emergenza” (un periodo di 100–180 giorni). In esso si può chiaramente sentire, poco a poco, il rumore degli stivali di una dittatura fascista che pretende di “istituire un governo democratico” nel futuro dell’Iran, presentandosi ora in una nuova forma.
Con una breve analisi del manuale della “Fase di Emergenza”, si possono osservare con precisione gli stessi tipi di documenti che sono apparsi ripetutamente nella storia contemporanea, iniziando con promesse di una “transizione temporanea” e della “necessità di condizioni eccezionali” e finendo, in pratica, con la riproduzione dello stesso autoritarismo e dispotismo del passato.
In realtà hanno cercato, per quanto possibile e continuano a farlo, attraverso discorsi, scritti e atti di violenza e umiliazione contro tutti i loro critici, comprese le forze di sinistra e anarchiche dentro e fuori dall’Iran. Nella loro immaginazione rozza, come i due precedenti dittatori Reza Shah e Mohammad Reza Shah, nonno e padre di Reza Pahlavi, hanno deciso di soffocare sul nascere ogni voce critica o opposizione al sistema monarchico e al suo attuale rappresentante Reza Pahlavi.
Pertanto, ciò che oggi viene pubblicizzato e offerto alla società iraniana come “transizione politica” nella maggior parte dei casi non è altro che una riorganizzazione del potere con nuovi abiti. Questo tipo di transizione non è un ponte verso la libertà, ma una barriera contro di essa.
Le differenze sono superficiali. Al posto del giurista c’è un principe. Al posto della rivoluzione, una sollevazione nazionale. Al posto della tutela, un periodo di emergenza. Ma la logica è la stessa: concentrazione del potere in alto, sospensione della libertà in basso e promessa di democrazia in un futuro indefinito. L’anarchismo non cerca di riformare questa logica, ma di respingerla.
Il problema dell’Iran non è la mancanza di leader, Stati o autorità. Il problema è precisamente la loro abbondanza. Qualsiasi progetto che inizi la transizione con un “forte governo provvisorio”, un “leader del periodo di transizione” o “poteri eccezionali” ha già spianato la strada alla riproduzione del dispotismo, anche se il suo linguaggio è moderno, la sua bandiera islamico sciita con o senza corona e le sue intenzioni apparentemente benevole.
L’esperienza storica dimostra non l’eccezione ma la regola. Il potere centralizzato con il pretesto dell’emergenza non viene mai restituito volontariamente alla società.
Il manuale della “Fase di Emergenza” non è solo un documento tecnico. Da un lato è una dichiarazione contro l’autogoverno, una manifestazione di sfiducia verso il popolo e una prova generale morbida dell’autoritarismo. Dall’altro è statocentrico e non incentrato sulla società, elitario e non partecipativo, basato sulla fiducia in un individuo e non sul controllo collettivo, centralizzato e non orizzontale, senza alcuna gerarchia né dall’alto verso il basso né dal basso verso l’alto. Di conseguenza, in pratica, riproduce la stessa logica di potere che dovremmo superare dopo più di cento anni di lotte estenuanti e costose.
Il problema non è che “la monarchia è cattiva perché è monarchia”. Il problema è che questo progetto politico, persino nel suo stesso linguaggio, è completamente estraneo alla libertà, all’uguaglianza, alla giustizia sociale, alla solidarietà e al mutuo aiuto. In breve, riproduce le stesse forme precedenti di dominio e autoritarismo.
Conosciamo questa strada. Sono cambiati solo i nomi, non la logica.