Nonostante tv e giornali abbiano smesso da tempo di interessarsi di quel che succede a Ceuta, la crisi scoppiata a fine luglio non è mai finita.
Sebbene la maggioranza delle 70mila "risorse" sia stata rimpatriata in Marocco, sulle spiagge e nelle strade dell'exclave spagnola vagabondano ancora migliaia e migliaia di immigrati africani, per lo più di origine subsahariana. Mentre i numeri di furti, rapine, aggressioni e violenze sessuali schizzano alle stelle, il Governo immigrazionista di Sanchez non solo non fa nulla per rispedire indietro i clandestini ma addirittura predispone nuove strutture destinate a ospitarli in pianta stabile.
Di fronte a tutto questo la popolazione locale, giustamente esasperata, scende in piazza. Proprio in queste ore migliaia di manifestanti, tra cui moltissimi giovani, si stanno battendo contro la volontà del Governo di trasformare Ceuta in un colossale centro d'accoglienza per i suoi stessi invasori. Per tutta risposta le autorità di Madrid, le stesse che un mese fa si erano mostrate del tutto impotenti di fronte all'orda che varcava i confini del Paese, hanno ordinato alle forze dell'ordine di reprimere le proteste con ogni mezzo, anche sparando proiettili di gomma contro chi manifesta per difendere la propria terra.
In questo momento di vera e propria lotta per la sopravvivenza, siamo tutti al fianco degli spagnoli di Ceuta che non vogliono lasciarsi conquistare. Forza ragazzi: un caballa nunca se rinde!
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