ANALISI DEGLI ELEMENTI CONTRARI ALL'ADESIONE ALL'OPAS POSTE-TIM.
Ovvero: tutto quello che non vi dicono e che si dovrebbe valutare.
Lasciando da parte il consigliabile/sconsigliabile, questi sono i fatti che rendono l'operazione rischiosa, poi ognuno faccia le proprie valutazioni.
1. MARGINE DI ARBITRAGGIO QUASI ZERO
Con Poste a 26,30 euro, il valore teorico dell'offerta è circa 7,40 euro per azione TIM, mentre TIM quota 7,325 euro, con uno spread inferiore a 8 centesimi.
Per un'operazione che:
- dura 40+ giorni (fino all'11 settembre);
- espone a rischi di fallimento dell'operazione stessa;
- ha componente azionaria volatile;
Uno spread dello 0,1% è ridicolo. Il costo-opportunità è negativo: il rendimento a scadenza è prossimo a zero se tutto va bene, catastrofico se l'OPA salta.
2. RISCHIO ELEVATO CHE L'OPA NON SI CHIUDA
Al 21 luglio 2026 le adesioni erano dello 0,0488%.
Poste Italiane ha fissato una soglia precisa come condizione minima per il perfezionamento dell'offerta: il 66,67% delle azioni ordinarie di TIM.
Tradotto:
- servono 2/3 degli azionisti per chiudere;
- al 8 agosto siamo a 0,85% circa;
- con un mese di periodo rimasto, il tasso di adesione è drammaticamente basso;
- se salta, si torna titolari di TIM in una situazione peggiore (titolo in caduta libera, fondamentali in disintegrazione, incertezza massima).
Scenario worst case: adesione, l'OPA salta per mancata soglia, si rimane con TIM quotata in crisi di liquidità.
3. PROFILO INDUSTRIALE DEL TARGET
TIM, che quasi trent'anni fa era la sesta società di telecomunicazioni al mondo, nel 2026 è un'azienda con base clienti residenziale, qualche attività enterprise, Telecom Italia Sparkle, e imposte differite attive per circa 982 milioni. Non ci sono brevetti di peso, non ci sono infrastrutture proprietarie di rilievo.
La "value proposition" di TIM è: crediti fiscali + parco clienti declinante.
Nel 2026, Open Fiber ha avviato una richiesta danni da 1,5 miliardi contro Tim, dopo la multa Antitrust da 116 milioni per abuso di posizione dominante legato alle aree bianche.
Se si aderisce all'OPA e si diventa azionista Poste, la quota finale di Poste sarà esposta a:
- una causa da 1,5 miliardi in passivo potenziale;
- un'integrazione industriale carica di rischi;
- una telco il cui fatturato scende ogni trimestre.
4. COMPONENTE AZIONARIA ESPOSTA A VOLATILITÀ
Si riceve: 0,218 azioni Poste di nuova emissione per ogni azione TIM ceduta.
Problemi:
- non sono già in circolazione: verranno emesse dopo il closing
- questo comporta diluizione per gli attuali azionisti Poste (detiene già il 19,6% di TIM; se acquisisce il 100%, gli azionisti di TIM diventeranno proprietari di circa il 22,2% di Poste)
- se Poste scende mentre si aspetta la quotazione delle nuove azioni, il valore dimezzato non c'è scampo
- scadenza: pagamento settembre, quotazione dopo — si è esposti al mercato per settimane
5. ILLIQUIDITÀ STRUTTURALE
Se si aderisce:
- si perde la quotazione TIM (l'obiettivo è il delisting);
- si diventa azionista di Poste;
- le azioni nuove Poste vanno quotate, sì, ma si è un piccolo azionista di una società lievemente più grande in un assetto di governance incerto.
Se non si aderisce:
- si rimane titolare di TIM;
- se l'OPA fallisce (scenario verosimile al tasso di adesione attuale), TIM rimane quotata ma martoriata dall'incertezza;
- Il titolo crolla.
Attenzione sono scenari possibili, non consigli finanziari.
In entrambi i casi: illiquidità programmata.
August 8, 2026 222 2