Il woke ha semplicemente cambiato pelle. Se nel dibattito politico e… — CRITICA ALLA RAGION IMPURA — TG.ME

Forwarded fromCACarmen Tortora
Il woke ha semplicemente cambiato pelle. Se nel dibattito politico e nel vocabolario elettorale la parola comincia a diventare un peso ingombrante – con figure come Alexandria Ocasio-Cortez, Giuseppe Conte e Matteo Renzi pronte a prendere le distanze dagli eccessi della stagione precedente –, l'architettura burocratica e amministrativa costruita attorno alla politica delle identità continua a marciare a pieno ritmo.
L'Unione Europea prosegue nel consolidamento di questo impianto attraverso la Strategia LGBTIQ+ 2026-2030, la Strategia per la parità di genere e la Strategia contro il razzismo 2026-2030. Dentro questa complessa struttura, l'identità musulmana ha conquistato un peso istituzionale crescente. Dal 2015 la Commissione dispone di un coordinatore dedicato al contrasto all'odio anti-musulmano – ruolo ricoperto dal 2023 da Marion Lalisse – e con i programmi CERV 2026-2027 finanzia la formazione scolastica, la profilazione del pregiudizio e la raccolta dati. Questo apparato trova il suo presupposto nei dati della FRA, che nel report Being Muslim in the EU del 2024 (basato su rilevazioni del 2022) evidenziano come il 47% degli intervistati dichiari di aver subito discriminazioni, rispetto al 39% del 2016.
L'Europa si ritrova così a vivere una palese schizofrenia normativa. La Corte di giustizia dell'UE nel 2023 e la Corte EDU nel 2024 hanno legittimato i divieti sui simboli religiosi visibili negli uffici pubblici e nelle scuole. Allo stesso tempo, le medesime istituzioni tessono una rete burocratica e finanziaria sempre più fitta a tutela della manifesta appartenenza alla fede islamica.
Nel frattempo, la proiezione esterna di Bruxelles sta ridefinendo il Mediterraneo. Il Patto per il Mediterraneo dell'ottobre 2025 parla di uno spazio mediterraneo comune e di un'integrazione profonda con paesi come Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Libia, Marocco e Tunisia. Con il Piano d'azione dell'aprile 2026 si aprono le porte alla migrazione circolare e a progetti accademici come la Mediterranean University Initiative, mentre nel giugno 2026 vengono mobilitati fino a 5 miliardi per l'Egitto e 20 milioni di supporto militare tramite lo European Peace Facility. Questa apertura genera un evidente cortocircuito culturale: l'UE promuove l'uguaglianza dei diritti LGBTIQ+ pur stringendo patti con governi che puniscono penalmente le relazioni omosessuali.
L'operazione travalica i confini europei per assumere una dimensione globale. L'OIC (Organizzazione della cooperazione islamica), che raggruppa 57 Stati, guida l'offensiva diplomatica presso le Nazioni Unite. Questa rete poggia su una spaventosa potenza finanziaria. La Islamic Development Bank gestisce oltre 65 miliardi di dinari islamici di capitale, dominata dal 23,51% delle quote in mano all'Arabia Saudita. Il Segretariato di Gedda, l'Islamic Solidarity Fund e le agenzie di stampa della rete ricevono continui finanziamenti da Riyadh, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Turchia (solo nel giugno 2025 Riyadh ha erogato una sovvenzione da 3,17 milioni di dollari alle agenzie OIC).
Grazie a questo peso politico ed economico, l'OIC ha trasformato l'agenda sull'islamofobia in una macchina istituzionale. Dal 15 marzo 2022, con la risoluzione 76/254 dell'Assemblea Generale ONU, si è arrivati alla risoluzione del marzo 2024 (approvata con 115 voti favorevoli e 44 astensioni). Nel maggio 2025 Miguel Ángel Moratinos è stato nominato inviato speciale dell'ONU, e nel giugno 2026 si è concretizzata la stesura dello United Nations Action Plan to Combat Islamophobia.
Emerge qui una profonda frattura giuridica. La tradizione liberale europea distingue nettamente la tutela dell'individuo dalla critica serrata alle ideologie o alle dottrine, posizione ribadita pure dal General Comment n. 34 del Comitato ONU per i diritti umani. Al contrario, il blocco islamico spinge per reintrodurre il concetto di diffamazione della religione e per tutelare i simboli sacri. Le tensioni sono giunte al Parlamento europeo nel marzo 2026, tra interrogazioni sulla tutela della libertà di espressione (ProtectEU) e interpellanze sui casi di vigilanza morale ispirati alla sharia.
Se la cultura woke americana aveva conquistato l'Occidente tramite l'egemonia accademica e mediatica, la nuova politica identitaria globale dispone oggi della diplomazia di 57 governi e di un'infrastruttura finanziaria multilaterale. I partiti progressisti possono abbandonare l'etichetta, ma l'architettura burocratica rimane intatta. Il vero scontro dei prossimi anni riguarderà la capacità dell'Europa secolare di difendere la libertà di culto preservando il diritto inalienabile di giudicare e criticare qualsiasi dogma religioso.
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Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
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Il woke cambia pelle
La politica delle identità diventa globale
September 1, 2026 16